Il clan Fasciani operava sul litorale romano con metodi mafiosi. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Roma, rivedendo la sentenza di secondo grado impugnata dal Procuratore Generale. “Per questa ragione – scrive la Corte – è stata applicata la circostanza aggravante della mafiosità anche ai delitti dell’associazione” diretta da Carmine Fasciani, condannato a 27 anni e 10 mesi di reclusione. Pene più severe sono state inflitte anche a familiari e sodali, per un totale di 135 anni e 10 mesi. “il processo ha stabilito che ad Ostia c’è la mafia – ha commentato il presidente dell’associazione ‘Noi’ Massimiliano Vender – per anni le poche persone che avevano il coraggio di chiamarla col suo nome sono state insultate e prese in giro, ma questa sentenza conferma che avevamo ragione.” Dello stesso avviso il partito democratico del Decimo Municipio: “Dopo anni in cui si è teso a minimizzare I fenomeni criminali presenti sul litorale romano – si legge in una nota – oggi viene riconosciuto lo stato di fatto. La notizia non ci fa certo piacere, ma riteniamo sia miope e inutile fingere di non vedere la realtà, anche perché questo atteggiamento non porta nessuna soluzione per il risanamento del territorio, né per restituire legalità e un adeguato livello di convivenza civile a chi in questo territorio ci abita”.