Antonio Ciontoli uccise colposamente Marco Vannini, ma ritardò volontariamente i soccorsi. Sono questi i due passaggi fondamentali della sentenza dello scorso 29 gennaio che ha ridotto ad appena cinque anni di reclusione la condanna per il sottoufficiale della Marina, colpevole di aver ucciso il 20enne cerveterano il 18 maggio 2015. Secondo la corte, che ha depositato le motivazioni, il colpo di pistola era partito in maniera non volontaria, ma Antonio Ciontoli ha “consapevolmente e reiteratamente evitato l’attivazione di immediati soccorsi per evitare conseguenze dannose in ambito lavorativo”. Il risultato è stato che Marco Vannini è morto dopo tre ore e dieci minuti di agonia, quando il proiettile aveva già perforato polmone e cuore. Nulla però è definitivo. I familiari della vittima hanno intenzione di chiedere la revisione del processo. Dall’altro lato, I legali dei Ciontoli si appellano alla cassazione per chiedere l’assoluzione di Martina, Federico e Maria; I figli e la moglie di Antonio Ciontoli, condannati a tre anni per omicidio colposo.