“Fatico in modo disumano a comprendere il reato di cui mi sarei macchiato”: dopo quasi quattro anni, Andrea Tassone rompe il silenzio. L’ex-presidente del Decimo Municipio, condannato a cinque anni di reclusione nelle due sentenze del processo “Mafia Capitale”, finalmente prende coraggio e sceglie Facebook per offrire la sua versione dei fatti. “Nel procedimento di primo grado – si legge nel suo lungo sfogo – sono stato condannato per essere stato il garante di un accordo corruttivo tra due persone: la prima, secondo il tribunale, sarebbe Salvatore Buzzi; mentre la seconda, sempre secondo quanto scrive il collegio giudicante, non si sa chi sia.” Tassone poi sostiene che le testimonianze del direttore del Municipio, le intercettazioni e la verifica dei movimenti bancari proverebbero la sua estraneità ai fatti. “Sul famigerato ‘libro nero’ delle tangenti erogate non c’e’ il mio nome – spiega – e non c’e’ traccia della famosa mazzetta che secondo l’accusa mi sarebbe stata consegnata da una terza persona. Se le informazioni fornite a Buzzi provenivano da un funzionario del dipartimento, come dimostrato dalle intercettazioni, io non posso essere coinvolto – semplifica Tassone – perche’ per legge i dirigenti sono responsabili in via esclusiva in materia di appalti. Spero che se la cassazione confermera’ la mia condanna quantomeno sapra’ spiegarmi in maniera inequivocabile cosa ho commesso – conclude l’ex-esponente del PD- perche’ fino ad oggi non l’ho ancora capito.”